mercoledì 19 giugno 2013

Le belle donne che salgono dal mare



Verso la fine del pomeriggio, il cielo copre tutto di tinte porcellanose, virando poi, di minuto in minuto, verso un grigio che mette allegria – niente a che vedere con quello delle più opprimenti giornate invernali.
Cerco di non perderseme uno. Mi metto su uno scoglio, uno qualunque, sulla passeggiata mare di Lavagna e da lì guardo lo spettacolo del sole, del mare, del cielo, del dito verde del promontorio di Portofino, dei gabbiani che gridano, dei pesci che saltano a pelo d'acqua, degli uomini e delle donne che vivono nel tranquillo succedere delle cose.

Seduto su quel pezzo di roccia, osservo anche le frotte di ventenni palestrati che salgono dalla spiaggia in tempo per l'aperitivo e con l'umore giusto. L'umore di chi non ha pensieri, né ne ha mai avuto, né mai ne avrà in futuro. L'umore di chi guarda alla vita come ad un fiume che scorre placido, trascinando con sé cocktail, aperitivi, brunch e happy hours. Un'immensa e inesauribile pausa caffé. L'umore, insomma, di chi non ha mai fatto un cazzo in tutta la vita – e, a volte, se ne vanta pure.

Si avvicina uno di quegli esemplari fantastici di imperfezione umana. È inguainato in una maglietta emostatica che mette in risalto la sua notevole tartaruga addominale, le gambe sono fasciate da un ardito paio di pantaloni di stretch a vita bassa che lasciano indifeso l'elastico delle mutande su cui si poteva leggere l'acrostico D&G.
- Amico, cioè, sai l'ora? – la frase gli esce tra il ruminare di un chewing gum (unico indizio di vita nella sua espressione facciale).
- Non ho l'orologio, ma dalla posizione del sole penso che non dovremmo essere distanti dalle sette. O meglio, dalle diciannove - rispondo.
- Ah – sguardo sbalordito -. Cioè, amico, mi sembra che sei fuori come un balcone. Cioè, al giorno d'oggi, c'è ancora qualcuno che capisce l'ora con il sole, cioè. Stai tranki e comprati un orologio, cioè. Io vado a fare l'ape con la Francy. La conosci, cioè? Non penso proprio, cioè, sei un dinosauro. Scongelati un po', cioè. Ciaciao... - detto questo si abbassa gli enormi occhiali scuri come un motociclista fa con il casco prima della partenza di un importante Gp e caracolla verso uno dei tanti chioschi del lungomare.
Seguo l'andatura sculettante del cerebro-assente, finché il mio sguardo si posa su una donna che saliva dalla spiaggia. Impossibile non posare gli occhi su di lei.

Ah, come sono belle, le belle donne che salgono dal mare. Muovono passi stanchi per il lungo pomeriggio passato a crogiolarsi sotto il sole, ma ancora ritmati dal faticoso camminare sulla battigia.
Come sono belle, le belle donne che tornano dal mare.
Hanno un'aura di naturale intoccabilità che si cela sotto i grandi occhiali scuri. Hanno il prendisole di cotone grezzo, bianco e lungo, che asseconda in egual misura i fianchi e la brezza di tramontana. Scansano con grazia eterea i detriti naturali e artificiali sparpagliati sulla spiaggia. Poi salgono la scala metallica con la maestria di Wanda Osiris e con un elegante ondeggiamento scrollano gli ultimi residui di sabbia che si sono impunemente attaccati ai loro affusolati piedi abbronzati. Stanno in equilibrio perfetto come un magnifico cigno bianco. Anche il ciabattio delle loro infradito in pelle marocchina sono musica per tutte le orecchie.
Come sono belle, le belle donne che salgono dal mare. E come è bello ammirarle.
- Cazzo c'hai da guardare, sfigato. Belin, che gente che c'è in giro. Ma vani a bagasse, vani. Cundun! – la dea levantina aveva un accento tanto spesso che ci potevi anche piantare le patate.

Non parlate e fatevi solo guardare, belle donne che salite dal mare...

giovedì 30 maggio 2013

Qua e là...



Un nucleo di aria fredda proveniente dai Balcani porterà un fronte nuvoloso che interesserà tutto il nord Italia. Durante la giornata di oggi infatti pioverà qua e là”.

Qua e là? No, non è l'esternazione di mia nonna fatta alla metà del secolo scorso guardando il cielo nebbioso di Parma. È una dichiarazione scientifica di un ufficiale dell'aeronautica militare pagato dalla rete pubblica nazionale non per esprimere ponderati azzardi come un ebreo cabalista, ma per dirci se a Lavagna o a Albareto pioverà o meno da qui a qualche ora. È come se al termine di una partita, il telecronista dicesse ai telespettatori che la Sampdoria ha perso due o tre a zero o forse ha pareggiato. Ma non è escluso che possa anche aver vinto uno a zero.

È solo un esempio di uno dei più perniciosi miti di questo scorcio di epoca: la professionalità. Siamo tutti, chi più e chi meno, null’altro che volenterosi mestieranti, amatori, artigiani di categorie più disparate.
Come possiamo dimenticarci delle prime dichiarazioni dei grillini, paracadutati come soldati in terra nemica in Parlamento? Che non erano senz'altro peggio dei primi onorevoli di Forza Italia. Ci siamo abituati a tutto, anche ad un partito con un nome pazzesco come Forza Italia. Ci abituiamo a tutto, questo è il problema. Tanto che se domani Salvo del Grande Fratello fondasse un partito con il nome di Una Lacrima Sul Viso (U.L.V.S., acronimo per la stampa...), tra una settimana saremmo qui a parlare del capogruppo di Una Lacrima Sul Viso o della mozione presentata in Parlamento da Una Lacrima Sul Viso.

Tentiamo tutti quanti, a volte con qualche talento e qualche profitto, di sbarcare il lunario nel modo più piacevole di quelli messici a disposizione dal fato. Questa è la verità.

Ma se a questo doloroso rosario di cialtronaggine, pressapochismo e incapacità riuscissimo a togliere il cilicio ideologico della professionalità, non sarebbe forse meglio?

Ve lo ricordate quando i comunisti – quelli con un dito di barba, la pipa in bocca e Marx sotto il braccio – si autodefinivano “professionisti della Rivoluzione”?
Beh, visti i risultati, non sarebbe stato più prudente chiamarsi “dilettanti della Rivoluzione”?...


mercoledì 8 maggio 2013

Il ritorno di "O' Ministro"




Non so che capita anche a voi, ma ultimamente quando guardo la Tv, mi distraggo. Sere fa, per esempio, è ricomparso sui teleschermi di tutta Italia, Paolo Cirino Pomicino, noto negli ambienti che contano con l'agile soprannome di “O' Ministro”. Da anni, quando ricompaiono queste intimidazioni ingrigite dal tempo, lo spavento è tale da inchiodarmi alla poltrona, guardingo come un gatto e teso come una molla.

L'ultima volta mi sono ritrovato, invece, non dico bendisposto nei suoi confronti, ma senz'altro più rilassato. Nessuna sirena ha risuonato nel mio cervello, nemmeno quando ha fato riferimento ai tempi della vecchia Dc, oppure quando ha rispolverato qualche “convergenza parallela”.

Mi sono limitato a dire a mia moglie, indaffarata nella creazione di una terrina di melanzane alla parmigiana, un semplice “toh, c'è Cirino Pomicino...”. Un po' come se avessi visto Maria Giovanna Elmi o Nicoletta Orsomando o qualsiasi altro arredo quotidiano.

E mentre lui attaccava a parlare con quella mai sazia passione di sé e delle sue passioni politiche, mi accorgevo di star pensando ad altro.
Ho bagnato il basilico?
Quanto tempo è che non sento mia zia?
Ho fatto la giustificazione a mia figlia?

Non ho ancora capito se questa distrazione sia il segno delle definitiva resa oppure della imminente salvezza...

sabato 20 aprile 2013

Il mistero della sinistra italiana




Da anni è in atto una disputa sulla superiorità intellettuale tra destra e sinistra. Permettetemi di mettere la parola fine alla tenzone.
Da sempre la sinistra ha l'egemonia per quello che attiene arti e cultura.

Anche in campo musicale le migliori band e i più acclamati cantautori hanno fatto outing dichiarando ai quattro venti la propria appartenenza culturale alle più svariate nuance del rosso di sinistra.

Vogliamo parlare di gastronomia?
Gli stand eno-gastronomici della Festa dell'Unità sono un'occasione unica per il sollazzo delle papille gustative. Il risotto di Massimo D'Alema ha fatto il giro di tutte le emittenti nazionali.

E poi volete mettere i salotti di sinistra? Chi non ambisce a parteciparvi almeno una volta? All'interno potete ragguagliarvi sulla situazione dei raccoglitori di cotone del Sudamerica o disquisire sull'ultimo discorso di Obama sull'importanza della coltivazione degli orti.

Se avete il (brutto) vizio di guardare la Tv, vi accorgerete che i migliori conduttori strizzano l'occhio alla sinistra; quelli che hanno l'ardire di dichiararsi ostili alla gauche hanno le sembianze di una caricatura di Prosdocimi.

La lista di pittori, poeti, scrittori, filosofi proto-comunisti sarebbe troppa lunga e rischierebbe di tediare anche il più affezionato lettore di blog.

E allora mi chiedo e vi chiedo, amici miei: perchè si ostinano a fare politica, se è l'unica cosa che non sanno fare? 

martedì 9 aprile 2013

Scopri le differenze




Mi ricordo una donna che andava avanti contro tutto e contro tutti.
Ho letto di lei in un resoconto di un congresso dei conservatori inglesi: mezzo partito la contestava, ma lei, Margareth Thatcher, disse che “la Lady non torna indietro”. E così fece.
Pensi a lei e colleghi ogni sua azione alla determinazione di un politico a portare avanti azioni impopolari che hanno portato la sua nazione sull'orlo di una guerra civile.

Pensi a lei e comprendi quanto un politico possa entrare nella storia solo portando avanti le sue idee. Anche sbagliate, come nel caso della Thatcher.

Poi è anche logico fare paragoni.
La Lady di ferro mandò una flotta con la bandiera della Union Jack a riprendersi le Falkland, il governo italiano ha calato le brache e ha dato in pasto due militari per paura di perdere qualche commessa. E lì capisci la differenza.

Successe anche che incontrò l'allora segretario del partito comunista russo Leonida Breznev. Appena lo vide si affrettò a stringergli la mano e gli disse: “Mister Breznev, buongiorno. Spero che avremo un proficuo colloquio di lavoro, ma deve sapere che io odio profondamente il comunismo”. Quando venne Gheddafi in Italia, i vari governanti facevano la fila per baciargli l'anello.
E lì cogli un'altra differenza.

A torto o a ragione usò parole di fuoco durante un memorabile discorso ai Comuni nei confronti della moneta unica. Pronunciò tre secchi No in favore della sterlina. Tre secchi No che decretarono la fine dello sbarco dell'Euro aldilà delle bianche scogliere di Dover.
Ed ecco, ti dici, da chi ha imparato a far politica Romano Prodi...

sabato 23 marzo 2013

Un consiglio a Berlusconi




“Intanto qualche ora gli restava. E qualche ora non sono un pezzo di vita? Avrebbe camminato da solo, ancora, fermandosi quando voleva, guardando quello che voleva. Sputando il resto del sigaro e grattandosi tra le scapole quando gli pareva”. Così si immagina le ultime ore di Umberto I il geniale Guido Morselli nel libro “Divertimento 1889”. Un affresco senza edulcorazioni delle piccole cose abbinate ai potenti.

Ecco, sarei proprio curioso di sapere che progetto di vecchiaia può essersi fatto un uomo come Silvio Berlusconi. Uno che ha sempre avuto un potere enorme (eccessivo, penso io, come tutti i poteri), e quindi inevitabilmente circondato più da serventi che da amici. Mi sono sempre chiesto se i mezzi – enormi - che mette a disposizione il potere facilitano quella necessaria selezione di valori ed affetti che ognuno in vecchiaia compie oppure se, viceversa, la impediscano.

In letteratura, le vecchiaie di molti re e principi assomigliano a vere e proprie infanzie ingrigite, curve e canute. Ma ve lo immaginate Silvio a giocare a scopone nel circolo dopolavoro degli ex parlamentari? Oppure andare a controllare i lavori di asfaltatura della strada provinciale di Segrate? O ancora andarsi ad anfrattare nei cinemini a luci rosse di periferia, assieme ad altri sodali? Chissà se gli mancherà questa fase della vita?

E invece è lì, impossibilitato anche a mettersi un paio di occhiali scuri, sempre circondato da guardie del corpo, frementi di rabbia repressa. Se avrà avuto occasione di leggere il libro di Morselli, invidierà un po' anche Umberto I.
Forse anche quella lettura può diminuire la sua smania di potere.
Perchè non ti fermi un attimo, Silvio e scrolli l'albero della tua vita? Vedrai che neanche uno dei frutti necessari che rimangono sui rami assomiglia nemmeno lontanamente a Brunetta.

E invece sei lì, costretto a non sputare per terra e nemmeno a grattarsi tra le scapole per non apparire nei titoli di Studio Aperto...

lunedì 18 marzo 2013

Grazie, Francesco




Da buon padrone di casa, è da una decina di anni che cerco di fare conoscere il mondo a mia figlia.
Da quando, cioè, ho contribuito a catapultare sull'universo quei due occhi azzurri pieni di curiosità.

Ho provato a spiegarle quanto meraviglioso possa essere il tramonto, quando il cielo si colora di oro antico, per poi virare nelle varie tonalità di grigio.
L'ho portata su uno scoglio, proprio sulla punta, in quella posizione spuria, tra l'igneo e il liquido, dove più forte è il subbuglio dell'acqua contro la roccia. Lei sembra aver capito il messaggio e mi ha stretto la mano, fessurando un po' gli occhi per meglio apprezzare lo spettacolo. “Che bello”, mi ha sussurrato alla fine, rompendo il silenzio solcato solo dalla risacca.

Ho provato a spiegarle quanto vicino a Dio possa portarti una pianticella di basilico, quando all'inizio di maggio nascono le prime foglioline. Ci alterniamo, io e lei, nell'abbeverare la nostra creatura, e ci perdiamo ore a vezzeggiarla e ad incamerare il suo profumo, ad occhi chiusi – questo perché lei è convinta che gli odori svaniscono, se solo tenti di guardarli.
Mi guarda con una severità eccessiva quando spezzo le sue foglie per farne il pesto. Forse ha capito meglio di me che quelle foglie possono accorciare la distanza tra il cielo e la terra, tra l'uomo e Dio.
Può sembrare patetico, lo so, ma non è così, amici miei.

L'impresa più ardua è stata quella di mostrarle un nostro simile che possa competere con un tramonto o con una pianticella di basilico. Una persona che le possa rendere più sopportabile, in futuro, la sua esistenza terrena.
È dieci anni che mi arrovello, provo con tutti quelli che penso possano suscitare in lei sentimenti assolutamente positivi. Lei dopo un po' si stufa e il suo sguardo prende la via più semplice, quella dell'I-Pad.
Forse aveva capito che neppure io ci credevo tanto; è incredibile quanto i bambini abbiano sviluppati ricettori sensibili a tutte le incrinature della voce.

Ieri stavo guardando la Tv e c'era un signore che parlava con un buffo accento straniero. Diceva cose semplici e tutti applaudivano.
Qualcuno piangeva, pure.
Di felicità, penso.
Mia figlia si è seduta di fianco a me, per tutta la durata della trasmissione. Alla fine mi ha preso la mano e me l'ha stretta forte. “Che bello, papà”, mi ha sussurrato.

Grazie, Francesco.