venerdì 30 luglio 2010

Parole al vento


















C'era un signore che sacramentava nel bel mezzo di una piazzola dell'area di servizio di un'autostrada. Puntava dritto il dito contro le pompe della benzina, augurando qualche cosa di orribilmente malaugurante ai gestori del distributore. Inutile specificare che le sue invettive nascevano dal fatto che il prezzo dei carburanti era arrivato ad un limite, a suo modo di vedere, insopportabile e insostenibile. Attorno era riuscito a raccogliere un discreto numero di astanti.
Non c'era un briciolo d'ombra nella polla di asfalto che era riuscito a crearsi. Alzava continuamente il tono della voce, sentendosi (forse per la prima volta nella sua vita) ascoltabile e ascoltato. Dopo dieci minuti di concione, la gola evidentemente gli si era seccata. Ordina al figlio, rannichiato nel cono d'ombra della pseudo-tettoia dell'autogrill, di andare a comprare una bottiglietta di acqua. Il figlio va e ritorna con mezzo litro di liquido ghiacciato per le corde vocali del genitore.
Quei cinquanta centilitri di acqua sono costati la bellezza di un euro e cinquanta centesimi. Più del doppio del carburante per l'autovettura dell'improvvisato opinion maker. Ma tutto questo non pare interessare l'uomo che, imperterrito, riprende la sua personale guerra verbale contro i venditori al dettaglio di benzine e gasolio.
Il signore – forse perchè perchè al limite delle forze per il caldo e la foga - ha palesemente scordato il particolare che l'uomo ha esigenza di bere per sopravvivere. Della macchina, seppur faticosamente, se ne può fare a meno. Ma tutto questo non indigna più.
Giornali e televisioni titolano sulla corsa al rialzo del prezzo dei carburanti ma sorvolano sul costo dell'acqua da bere. Anzi, glissano con non chalance sulla privatizazione dell'acqua che è in atto. Il superfluo è più importante dell'indispensabile. Ma, si sa, il nostro è un Paese dove le parole contano più dei fatti, i toni della voce più delle parole, le scarpe più dei piedi, la carrozzeria più della meccanica.