martedì 3 aprile 2012

I silenzi di Don Carmelo




Posso sbagliare tante cose, ma di questa ne sono sicuro.
Lo trovo seduto di fianco alla porta finestra che dà sul balcone. Lo sguardo fisso oltre le tendine bianche. Carmelo, Don Carmelo, è alle soglie dei novantanni. Una vita romanzata, ha fatto a piedi tutta l’Italia, da Bolzano a Messina, per andare a rincontrare quella che poi sarebbe diventata sua moglie. Ma il vero romanzo sono i suoi gesti quotidiani. Una volta andai a prenderlo che pioveva a dirotto. Lui giunse per primo alla macchina ma aspettò fuori, con il suo basco inzuppato, finchè anche la moglie (provvista di ombrello) non entrò in macchina. Poi salì e mi ringraziò per aver aspettato la consorte.

Il suo dialogo verte sul silenzio. Raramente i nostri sguardi si incontrano. Il suo, liquoroso e distante, cerca sempre un appiglio oltre la mia persona. Quando i nostri occhi si incontrano, lui mi sorride. Il quel lampo ci sono tante cose, ma la più chiara è l’affetto: puro, surgivo, primigenio.

La sua figura è schiacciata tra il cuscino che ingentilisce la seduta della sedia e lo schienale perimetrato da una sagoma di acciaio, vagamente anni ’60. La polla che pare fare da involucro alla sedia e a Don Carmelo è buona parte del suo mondo. La televisione è sempre accesa, ma è più che altro un rumore di sottofondo, la colonna sonora della sua giornata. Le mani sono sempre appoggiate sulle cosce, le spalle vagamente incurvate; come se fosse sempre in procinto di alzarsi per andare a correre in risposta di un campanello che non suona quasi mai. Parla poco, sta sempre in silenzio. Ma non è mai annoiante. Mai.

Chissà che silenzio c’è nella sua testa. Che tipo di silenzio. Se è un silenzio che ronza, che riempie le orecchie. O se è un nulla ovattato come quello che filtra da un tappo di cera: quello che passa può essere catalogato come silenzio? Certo, penso di sì.

Oppure se il suo silenzio è un silenzio liquido, uno di quei silenzi neri che ti si formano dentro la testa, in un punto imprecisato del cervello. Un vuoto che si allarga, muto, fino a coprire tutto. Fino ad assorbire toni e frequenze e vibrazioni e timbri e parole e suoni. Inghiotte tutto in un gorgo nero e denso.

O forse no. Forse è un silenzio ipnotico, come quello della goccia che cade nell’antro di una caverna e accorda su di sè tutti rumori del mondo che accade. Un rintocco pungente che non si ferma mai.

Mi perdo delle ore a cercare di capire il suo silenzio. Poi, puntualmente, ad un certo punto, Don Carmelo sposta il suo orizzonte da un vuoto luminoso della stanza ai miei occhi. Mette a fuoco: occhi spalancati, così chiari da sembrare grigi. Dentro i suoi occhi si muove qualcosa; qualcosa di talmente violento che sembra esplodere sotto il cristallo curvo della cornea. Un sentimento intenso e particolare, oggi desueto: è affetto.

Si alza anche se il campanello non suona. Mi appoggia il palmo della mano sulla spalla, mi scarruffa i capelli. “Vai che è tardi – dice in un fado dolcissimo – vai a casa. Onorami ancora della tua visita, in futuro”.

Non mancherò. Don Carmelo, non mancherò...

16 commenti:

  1. E ricorda quanta pace possa esservi nel silenzio
    A.L.

    RispondiElimina
  2. grazie Aldo, hai raccontato un bellissimo momento della tua vita , condividere il silenzio , saper condividere il silenzio, vale spesso più di mille parole ....

    RispondiElimina
  3. grazie per la grande emozione che mi hai fatto provare. giusy

    RispondiElimina
  4. alessandra farinola3 aprile 2012 alle ore 14:17

    Quanto è bello Aldo, mi sono commossa...

    RispondiElimina
  5. Spero di non osare troppo utilizzando queste mie parole.............


    suono
    -
    volute
    dai drappeggi corrosi
    da parole atone

    svincolarsi

    il silenzio
    è il miglior suono


    Mariaconcetta

    RispondiElimina
  6. E’ arrivato il tuo silenzio,
    ha riempito ogni dove
    con il suo fragore.
    Mai ci fu silenzio più
    eloquente del tuo.
    Bruna

    RispondiElimina
  7. Pietre miliari
    Chiavi di volta
    rocce granitiche
    uomini veri

    RispondiElimina
  8. Con il passar del tempo sono diventato più silenzioso, più taciturno.
    Un tempo, avevo un amico di molti anni più grande di me; mi capitava d’andarlo a trovare e passavamo insieme, nella sua biblioteca, ognuno con il suo libro in mano, diverse ore senza una parola godendo appieno della reciproca compagnia.
    Il silenzio un dono dell’età, prezioso come pochi altri che hai mai ricevuti nel corso dei tuoi travagliati giorni.
    Nel silenzio, infatti, parli a te stesso del tuo mondo, della tua anima; dei sogni vissuti e di quelli mai realizzati; delle gioie e dei dolori tuoi che ripercorri con la visione di quanto t’è rimasto dentro. E’un silenzio fisico che nulla ha a che vedere con il tumultuoso tanto che affolla il tuo pensiero e che - senza proferir verbo - così ti sembra di condividere con chi vuoi bene.
    Oggi è mia figlia che, incapace di penetrare gli ormai più frequenti miei silenzi, chiede talvolta un po’ apprensiva: papà, ma sei arrabbiato? E’ la stessa domanda che rivolgevo a mia madre negli ultimi suoi anni.
    Perché è dei giovani la parola, il suono del riso, ...il rumore della vita. Ed è anche giusto che sia così.

    RispondiElimina
  9. ...grazie Aldo x aver condiviso questo tuo ricordo così dolce e intenso ...... mi piace molto il silenzio.....

    RispondiElimina
  10. Laura Mucelli K. Francia4 aprile 2012 alle ore 02:07

    Mi hai commossa profondamente...analizzare il silenzio come l'hai fatto,pochi l'hanno fatto...tu l'hai fatto col cuore incontrando gli occhi di una persona anziana che riceve un po' di luce soltanto con una visita...amo la tua scrittura...è attenta al prossimo,alla modernità che sa di solitudine per troppi e soprattutto per gli anziani...ci sarebbe da dire anche per certi bambini.Ti ringrazio Aldo per l'emozione viva e ti condivido col cuore.

    RispondiElimina
  11. Caro Aldo mi commuove come riesci a descrivere il silenzio di una vita. Conosco Don Carmelo da 30 anni ma solo tu sei riuscito oggi a farmelo vedere Grazie
    Cekke

    RispondiElimina
    Risposte
    1. aspettavo il tuo commento, cekke. l'aspettavo ed è arrivato. Puntuale, come sempre. A presto...

      Elimina
  12. ;-)) ONORAMI ANKORA DELLA TUA VISITA ,IN FUTURO....è LA FRASE DOVE STA L'ESSENZA.....DI KUEST'UOMO...."SILENZIOSAMENTERUMOROSO"...;-)) KISS ISA E FELICE PASKUA A TE ED A KOLORO KE AMIIIIIIIIIIIIIII!;_)))

    RispondiElimina
  13. Aldo,io credo che in quell'uomo capace di accordare in sé tutti silenzi ne hai scoperto un'altro quello del silenzioso rimbombante suono dell'affetto...grandioso come la semplicità delle cose...Gilda...

    RispondiElimina