martedì 12 giugno 2012

Il degrado imposto




Lo so che non leggete questo blog e non so neppure se ne leggete uno qualunque. A questo punto non so nemmeno se leggete. Se vi informate su cosa significhi libertà e arte e degrado. Ma ho la speranza che qualche amico di qualche vostro amico ve ne dia indiretta informazione. Voglio che sappiate che mi state sui coglioni, e tra le indecenze in cui sono costretto a vivere voi avete un posto di massimo rilievo. Mi mettete le mani nel sangue e non perché siete semplicemente dei pittori incapaci, ma perché il vostro è un esercizio assoluta arroganza.

Mi ripugna sapere che qualcuno di voi va in giro a dire di se stesso che è anarchico, libertario, comunista. Avete visto da qualche parte in tv o sentito dire dai più vecchi che c'è una generazione di artisti di strada che ha cambiato la faccia delle peggiori periferie del mondo dipingendo immense superfici immonde e spoglie; vi è sembrata una buona idea scopiazzare qualcuno dei motivi più facili e applicarlo dove vi veniva più comodo.

Ogni santa mattina prendo il treno e l’approccio con le stazioni sono tutto un triste murales di nessuna arte imbibito. Scarabocchi colorati ci sono anche sui convogli dei treni, sulle poltroncine degli scompartimenti. Ma avete “lavorato” anche nel centro delle città e su quel po' di decoro e di bellezza che le città si sono svenate per realizzare, mettendoci anni, mettendoci i soldi di quei pochi che pagano le tasse. Avete distrutto ciò che appartiene alla comunità. Vi piace l'impunità, è anche per questo che siete arroganti.

Odio che qualcuno mi imponga qualcosa, lo odierei anche se si chiamasse Enrico Malatesta o san Francesco; e voi mi imponete la spazzatura frutto della vostra insulsaggine creativa. Non siete nemmeno l'ombra dei writer. Non sarà un caso che quei pochi writer che passano dalle città, le loro (poche) opere davvero belle, perlomeno interessanti, occupino i grandi muri allo scalo merci, danno respiro e allegria a un posto infame. La comunità dovrebbe ringraziarli, voi non potete che invidiarli.

E mi riferisco a quei puberi analfabeti che incidono il loro amore eterno con le frasi dell'assoluta banalità, e nel giro di un paio di mesi saranno traditi e traditori di quell'amore alla Moccia, edizione tascabile.
Dico a quelli che tracciano la A di anarchia sul negozio dove si sono appena fatti comprare i Monclair, e sarebbero la vergogna di un anarchico, se ne avessero mai incontrato uno vero.

Vorrei proprio sapere quanti di voi sono figli di disoccupati, di operai, orfani, abbandonati, e quanti figli di avvocati, di commercialisti, di insegnanti, di giornalisti. Quanti di voi vanno a farsi il mazzo al mattino per comprarsi il pane per il mezzogiorno e lo spray per la notte. Dovreste rispondere di ciò che fate, pagare il danno che procurate, rimettere a posto ciò che avete sporcato.

Accettare il degrado è morire, sopportare che ti venga imposto, è suicidarsi.