giovedì 28 febbraio 2013

A proposito di clown...


 
Ma credete proprio che ne valga la pena. Di avvelenarsi il sangue, di perdere il sonno per questi  politicanti, dico. Di stare a sentire quel tedesco che ci definisce un popolo di clown. Proprio loro, che con un clown imbianchino hanno innescato la più terribile ecatombe che l’uomo ricordi. Proprio loro che indossano i calzini bianchi sotto i sandali o che mettono la marmellata sulla pizza. Ma siamo proprio sicuri che ne valga la pena?
Stamattina mi sono affacciato alla finestra. C’era il sole e il panorama era riposante, dopo giorni di nuvole e pioggia. Colori tenui, linee perfette. Vele pallide solcavano il mare. Il fumo dai comignoli saliva dritto senza compromessi – una fune stesa tra la terra e il cielo. Arriva mia figlia che mi schiocca un bacio prima di andare a scuola. Un bacio antico, sonoro e allegro. Pieno di vita. Sincero. Si diverte a fare rumore, quando mi bacia sulla guancia. Per me quella è la prova acustica dell’esistenza della parola amore. Lo schiocco: smack!

Quel rumore così dolce è la prova di quanto poco importano le esternazioni di un tedesco (tanto alla prossima partita gliene diamo ancora tre). Mentre cogito,  sullo schermo c’è un politico che gesticola rabbiosamente verso qualcuno, mentre il conduttore cerca di calmarli – “Altrimenti non si capisce nulla”, dice.

 Ma ne vale veramente la pena? Siamo sicuri?