martedì 13 ottobre 2015

Le Iene aprono il castello





Ero lì, con il telecomando in mano, intento a fare zapping. Di solito mi blocco solo in presenza di un pallone di cuoio con una circonferenza compresa tra i 68 e i 70 centimetri. Ieri sera, invece, il mio dito è stato bloccato da un signore (poi ho capito che trattavasi di famoso neurochirurgo italiano) il quale stava manipolando uno scheletro umano con la dimestichezza di un bimbo alle prese con i Lego.
Quel luminare ci stava spiegando che tra non più di un anno e mezzo, lui e il suo pool di professionisti, impianteranno una testa su un altro corpo. La testa è quella di un programmatore russo di trent'anni affetto da una malattia degenerativa, l'atrofia muscolare spinale (o malattia di Werdnig-Hoffmann), che lo ha costretto sulla sedia a rotelle sin dall'età di un anno, impedendogli una vita normale dal punto di vista motorio.
Il corpo non è ancora dato a sapersi.

La possibilità, realistica a quanto pare, di poter eseguire una sorta di bricolage genetico è, rispetto alla storia dell'umanità, almeno tanto stravolgente quanto l'invasione dei marziani.
Comunismo, fascismo, capitalismo, religioni, mercato, guerre, sono, al confronto, dettagli. Eppure questa notizia ci arriva, miscelata in mezzo a tante altre, attraverso il programma più dissacrante del panorama televisivo italiano: “Le Iene”.

La cultura scientifica media, in pieno evo scientifico, è molto più scadente di quella umanistica: chi sia Dante Alighieri lo sanno più o meno tutti, cosa sia un genoma pochissimi. Al di là delle ovvie (e non per questo meno giuste) angosce etiche che tutti proviamo, solo un'infinitesima percentuale dell'umanità ha gli strumenti culturali per “capire” la portata di questo intervento e giudicarla.

Questa impotenza culturale, in questo momenti, spaventa più degli esperimenti occulti.
Frankenstine, racconta Mary Shelley, costruì il suo mostro nel chiuso di un castello.

Quel castello è ancora chiuso...