venerdì 17 giugno 2011

Il vecchio e il pallone




Apprendo attonito dell’ultima improba fatica che si deve sobbarcare Silvio Berlusconi in Parlamento. Tentare di convincere i suoi che la fiducia degli italiani è intatta intorno alla sua persona. E poi scendere a patti con Sempreduro Bossi, andare a cena con Scilipoti, magari convincere qualche prezzolato titubante. Salire e scendere per i predellini. Un dispendio di energie enorme. Ma non è che il primo – e forse più scontato – passo. Dopo c’è da riacquistare la credibilità a livello internazionale, polverizzata dalla copertina della perfida Albione. E qui si fa dura.

Mi chiedo che cosa spinga, nel profondo, un uomo che dalla vita ha avuto tutto - e anche di più - a mettersi in un simile impiccio. Ma in fin dei conti, chi glielo ha fatto fare? Servirebbe per capire una serenità d’animo che in questo momento nessuno ha.

L’ossessione del potere, il narcisismo, la megalomania, i debiti, la piaggeria dei cortigiani e delle damigelle possono aiutare a spiegarci l’azzardo di quest’uomo insieme inquietante e disarmante. Ma non bastano.

Uno che dopo aver vinto tutto, ributta sul tavolo verde l’intera posta non è solo avulso dalle realtà, ma è anche ingenuo.

È uno che si crede invulnerabile, eterno, invincibile. Come un bambino. E come i bambini vuole vincere sempre. Come quando da piccoli, il più imbranato del gruppo pur di giocare sempre comprava un tir di palloni, le bibite per tutti e il campo di gioco. Ne abbiamo conosciuti tutti di pargoletti viziati a questa stregua. Berlusconi, ora, appare esattamente così. Quando perde smania, grida al tradimento, tira fuori il portafogli e compra il pallone.

È uno che non può piacere, ora che l’effetto sorpresa è finito. Non può piacere a chi, adulto, conosce il valore del limite che è poi la misura della democrazia.

Ma almeno una cosa gli va riconosciuta: un incredibile coraggio.
Che è qualcosa di più della faccia tosta...