mercoledì 8 febbraio 2012

La cura dell'anima




Stamattina mi sono alzato di buon mattino. Diciamo tre ore abbondanti prima di prendere il treno. Fuori era ancora tutto buio. I lampioni illuminavano di luce arancione ghiaccio, neve e il nero del selcio. Mi sono imbacuccato e sono uscito. A piedi.

Mi piace camminare, mi fa bene al corpo. Sì, mi fa bene soprattutto all'anima. Ed è di questa seconda opzione che ho bisogno. Mi devo curare l’anima, ogni tanto.

Camminando vedo un sacco di cose, e di ogni cosa posso cogliere la sostanza; la lentezza è un lusso e un privilegio, ma è anche un ottimo veicolo della conoscenza. Conosco molte cose in più del mondo che mi circonda da quando vado a piedi, una conoscenza non superficiale, ma quasi tattile. Camminando ci si può fermare in qualunque momento senza mettere la freccia, liberi di variare il tragitto e i suoi tempi per accettare l'incontro imprevisto con una persona, un paesaggio, o anche solo una splendida fontana ghiacciata.

Andando a piedi i pensieri hanno la possibilità di dispiegarsi con calma in una chiarezza inaspettata, e non di rado si sciolgono con grande naturalezza nodi che ci parevano irriducibili. E si fanno più leggeri, sempre: c'è già lo zaino che ci pesa sul groppone senza dover aggiungere peso superfluo.

Andando a piedi si riacquistano qualità perdute: il senso delle distanze, la percezione del tempo, il senso delle proporzioni.

Ho imparato ad andare a piedi al tempo della permanenza a Londra. Girovagavo dappertutto. Perdendomi e dormendo sulle panchine di un parco a caso. Poi un giorno mi fermai per una micidiale periartrite. E la mia impresa più grande – podisticamente parlando – fu quella di raggiungere il bagno dalla stanza da letto. Pian piano tornai a deambulare normalmente e il giorno che riacquistai la mia mobilità lo ricordo come uno dei giorni più belli della mia vita.

Da quei primi passi ho imparato a considerare l'uso delle gambe un dono prezioso, una grande chance nella vita. Questa mattina volevo andare a trovare un amico, prima di andare a lavorare. E ci volevo andare a piedi, sfidando il vento gelido che spira quando si attraversa il ponte di San Rocco per poi inerpicarmi su su fino al cimitero.

Mi sembra in questo modo di dare il giusto peso ad un gesto trattato con grande sufficienza. Andare a trovare un amico: è una cosa importante.

Tutto questo può sembrare sproporzionato, ridicolo? Forse, a chi non sa andare a piedi.

Penso che Claudio avrà apprezzato...