domenica 19 dicembre 2010

Il Grande Cambio

Questa settimana sono successi fatti epocali; neve al sud, Berlusconi che si salva ancora, l'Inter che vince la coppa del mondo per club contro una (quasi) invicible armada del Congo. Ma per me è stata la settimana del Grande Cambio: dopo estenuanti briefing famigliari, incursioni in decine di mobilifici e riunioni per gli accostamenti cromatici è arrivato il giorno di rottamare la vecchia cucina in favore di un'altra, più giovane e pimpante.

Il fatto è che mi ero affezionato ai suoi difetti. Questa è la verità. E così mi ritrovo al centro della stanza piena di scatoloni, con le mani all'altezza delle tempie accarrezzando con lo sguardo la cappa obsoleta che non ne voleva sapere di accedersi. Solo Giusy, con un abile tocco in un punto esatto riusciva ad avviare il ronzante motore. Altro che Fonzie e il suo juke box...

Ci sono cose dalle quali sembra impossibile staccarsi. Invece eccomi qui, nel momento terribile e unico, dove è impossibile rimangiarsi le decisioni prese e l'assegno per l'acconto è stato già staccato. E la nuova cucina è là, in un anonimo magazzino, impacchettata e distante. Vuota di significati. Il cambio di un arredamento è un lutto: gli psicologi dicono che è il lutto maggiore di una vita, escluso la morte dei parenti stretti.

Lo so che è così, lo sento dentro lo spaesamento, il senso di vuoto. L'angoscia di ciò che verrà. E se la nuova cucina mi respingesse? E se non potessi penetrare la sua intimità? Entrare tutti giorni in una cucina nuova non è cosa da poco. È un matrimonio, un mistero di intese, un patto per la vita. Sento attraverso le tubature, questa cucina piangere. Piango anch'io per questa stanza che mi ha sfamato, protetto, sostenuto. Vorrei che la nuova cucina fosse già qui, nel suo sgargiante vestito arancione e marrone. Ma un arredamento è come un grande Monopoli, dove si pesca sempre la carta degli imprevisti. Al cospetto di tutte queste ragioni non capisci nemmeno perchè l'hai fatto. Lo sguardo mi finisce fatalmente sulla montagna di cartoni che stanno al centro della stanza: ma come hanno fatto tutte queste cose a entrare nella mia cucina? Perchè l'ho comprata, l'ho messa via, conservata e dimenticata? Allora penso che, se non altro, il Grande Cambio serve per fare ordine nella mia vita. Distinguere l'utile dal futile.

Per un nuovo lungo viaggio si deve partire leggeri. Ciò che ti serve è l'essenziale. E ti metti a pensare ancora un po'. Dici che questo ti serve proprio, che quell'altro non puoi buttarlo con tutto quello che ti è costato. E quest'altro ancora? Potrebbe servire, un domani...

Naturalmente non sei più capace di pensare alla tua vita, priva della moltitudine di inutili chincaglierie che con cui hai cercato di renderla tollerabile, se non piacevole. I mille oggetti di pura illusione con cui hai pensato di farti forte. La muraglia dietro a cui, stupidamente, hai pensato di poterti barricare e respingere le imprevedibili incertezze della vita.

Ma la vita va avanti e ad una pausa di riflessione segue la meccanicità della vita. Si continua ad imbustare, insacchettare, preparare. Poi arriva il giorno del Grande Cambio. Aspetti che il citofono suoni. Vai ad aprire e scendi per accogliere i montatori. L'ultima immagine prima delle nebbie dell'ira è un cartello che penzola dall'ascensore: “Fermo per manutenzione”. L'estrema vendetta della vecchia cucina. Ma vaffanculo...