giovedì 8 marzo 2012

Benvenuti nel paese dei balocchi




Ci sono gli orsetti e le paperelle, ma non è il mondo dei balocchi. Si parla con frasi elementari e i pensieri sono raffigurati a fumetti, ma non siamo all’asilo nido. Fa sempre tenerezza prendere in mano il catalogo Ikea. C’è una storia metropolitana che indica come condizione essenziale, per lavorare all’interno della ditta di mobili e accessori svedesi, quello di essere un po’ matterelli.

Questa atmosfera che ti riporta a Pippi Calzelunghe e Winnie The Pooh è adattissima ad un adolescente. Il guaio è che il target di Ikea è il pubblico adulto.

Oltre al tentativo di riportare i consumatori all’infanzia, Ikea si attribuisce una missione ideologica: favorire la giustizia sociale attraverso i prezzi bassi. Se tutti hanno i soldi per comprarsi i mobili trendy, nessuno potrà sentirsi più raffinato di altri. Ovvero, con quattro pezzi di legno – ed una adeguata e costosa campagna stampa – gli svedesi hanno portato ad livello estremamente pratico il concetto di socialismo. Non contenti di arredarci la casa, ‘sti furboni di scandinavi, ti offrono anche il salmone a prezzi concorrenziali. Per non parlare degli hot dog (80 centesimi a panino...).
Il livellamento moderno, per dirla alla Kierkegaard.

In una società come la nostra, inequivocabilmente infantile, Ikea fa centro. Si comporta allo stesso modo di un buon padre di famiglia, che si preoccupa che tutti i figli siano trattati alla stessa maniera.

Non so a voi, amici miei, ma quando entro all’Ikea ho come l’impressione che tutti i problemi possano essere risolti.
Il guaio è che poi, una volta passati dalla cassa, ci tocca ritornare alla realtà...