giovedì 1 marzo 2012

Liberate Rossella Urru



Basterebbe una sola frase: liberate Rossella Urru. Basterebbe quello. Basterebbe dire che era in un luogo dove serviva aiuto e l’hanno rapita. Cercava di far conquistare ad un popolo martoriato un minuscolo spazio di povertà dignitosa. Basterebbe questo. Liberate Rossella Urru.

Ma gli scribacchini hanno il riflesso condizionato di scrivere, anche quando le parole hanno poco senso. Occorrerebbero gesti. Ma gesti io non ne posso fare, mi devo accontentare della forza densa e viscida delle parole, il raschio duro e appassionato della penna sulla carta. La tragedia dell’umanità sono le parole: miliardi di sensazioni, miliardi di concetti e pochissimi vocaboli per descriverli. E poi, non lo so, scrivere di lei mi dà l’impressione di essere stato promosso ad un livello di esistenza superiore. Liberatela. Liberate Rossella.

L’hanno detto mille voci, zuppe di dolore autentico. L’hanno detto in molti, ognuno con il mento sulla spalla dell’altro, ognuno a guardare il proprio mondo. Per lei il mondo era una pianura sbigottita di siccità. Per lei la vita era la vita del popolo Saharawi.

L’hanno presa nella notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011 in un campo profughi nei pressi della città di Tindouf in Algeria.  L’hanno presa alcuni uomini armati del Mali. E devo fare uno sforzo sovrumano per non chiamarli rapitori o delinquenti o malviventi, perchè anche in questo caso, occorre comprendere e non giudicare, perché ci sono solo vittime, non colpevoli.

A volte i modi di dire hanno un effetto terrificante: il fine giustifica i mezzi, per esempio, ha fatto commettere i crimini più atroci dell’umanità. Se c’è di mezzo un guadagno, puoi convincere un sacco di persone a raccontare la stessa bugia. E quando tutti raccontano la stessa bugia, allora non è più una bugia. Non più. Liberate Rossella. Liberatela.

Da allora, da quella notte, il tempo è passato con un lento ma implacabile movimento di usura. Da allora la notte è sempre più buia; in cielo ci sono miliardi di stelle, ma non luccicano, sono come impolverate.

Liberate Rossella Urru.
L’hanno detto mille voci.
Lo dico anch’io, rivolgendomi ad un Dio preso in prestito in questo istante.
Sperando che sia quello giusto...