venerdì 13 novembre 2015

Che tempo farà?




Si aggirano tra gli scogli come tanti zombi, si danno di gomito, allargano le braccia e alzano gli occhi al cielo.
Ma come è possibile che in riva al mare ci sia nebbia, si chiedono? No, dico, non quel velo impercettibile che ha stimolato la penna di tanti scrittori e il pennello ad altrettanti pittori. Nebbia: muro bianco che da Santa Giulia va a lambire gli stabilimenti balneari della costa. Ecco: tipico scenario padano, per intenderci.

Nessuno sa dire con certezza se le bizzarrie del tempo siano dovute alla scellerata azione degli uomini o dipendano da cicli climatici ricorrenti. La sola cosa certa è che l'esposizione dall'umanità alle intemperie e alla brutalità degli elementi è fortissima, persino nella società a tecnologia avanzata. Il maltempo ci ricorda, diverse volte nel corso dell'anno, che la partita con la Natura si gioca all'aperto: anche se le nostre case sono robuste, strade, ferrovie, sono esposte al cielo.

Sotto i lampi e le bombe d'acqua, davanti alla nebbia marina, al riparo dai venti che spirano a cento all'ora e all'ombra dei quaranta gradi estivi, rifletto.

La Natura che rialza la voce, indomabile e despota, ci ricorda che la nostra avventura è ancora in corso.
Che niente è conquistato per sempre.
Che apparteniamo indissolubilmente alla Terra, dalla quale dipendiamo assai più di quanto essa dipenda da noi.
Ed è questa la nostra vera e grande fortuna...