venerdì 20 agosto 2010

La missione impossibile di Rimba



Il sergente Rimba dormicchiava sull’aereo. O meglio aveva gli occhi chiusi. Sembrava sempre che dormisse; questo lo fregava. Lui non dormiva, si rilassava. L’adrenalina era a mille. Il suo superiore, il generale Bob O’Mahrony, gli aveva affidato la missione più importante dall’operazione Desert Storm: quella di entrare nell’enclave malavitosa dell’Oltretorrente, nella pericolosissima Parma. Nessuno da anni c’era più entrato: i parmigiani erano banditi (nel senso che non ci potevano mettere piede).
E così sarebbe stato ancora per molto tempo, senonché bande di venditori di accendini, comandati da un pulitore di vetri polacco, avevano preso in ostaggio tre parmigiani Doc: Vanni di Corcagnano, Wolfram il meccanico (nato a Reggio Emilia, ma residente da anni alla Crocetta) e Ok Frambati. Troppo, anche per il più tranquillo dei mangiatori di tortelli di erbetta.
Il sergente Rimba si fece paracadutare (sempre con gli occhi ridotti a una fessura, questo lo fregava sempre) nei pressi del Ponte di Mezzo. La limitata visione ottica fece sì che il suo atterraggio avvenisse proprio nel bel mezzo di un pentolone pieno di Cous-cous. «Cazzo - disse - tutta questa verdura. E nemmeno un bicchiere di Lambrusco». Pattuglie di pensionati, ex-sorvegliatori di cantieri, ex-visionatori di terminali fuori dalle banche, ora, grazie alla flessibilità voluta dal Governo, si erano trasformati in controllori della linea rossa di Parma. Nessuno sfugge al loro controllo. Il sergente Rimba fece vedere l’abbonamento annuale del Teatro Regio e fu fatto passare tranquillamente.
La scena che gli si parò davanti fu agghiacciante: decine di negri che parlavano al telefonino negli spiazzi erbosi, ucraini che pisciavano contro il muro, albanesi con la maglia del Sassuolo. Rimba vomitò per la rabbia. La fronte del sergente era rigata da rivoli di sudore. Si appoggiò al muro con la sigaretta in bocca come aveva visto fare nei telefilm americani. Questa postura gli fece ritornare un minimo di tranquillità. Ma fu solo una tregua.
Nell’aria aleggiavano le note di una orchestra etnica: era una dolce musica tzigana. Rimba seguì come un cane da tartufo quelle sgradevoli note e arrivò in un attimo in piazza Picelli. Perse i sensi e dovette attaccarsi ad un palo, dopo aver scostato un montenegrino che urinava. Vanni e Wolfram il meccanico erano in mezzo alla pista e stavano limonando sulle note della ballata con due ragazze di etnia Rom. L’orchestra era quella di Ok Frambati.
Calde lacrime salarono la guancia del cazzuto sergente. «Al confronto, Bagdad era Mirabilandia», sussurrò prima di avere un mancamento.