venerdì 13 agosto 2010

Storia di Giornalisti e di giornalisti



L'incidente frontale che è costato la vita il 23 aprile del 2007 ad un uomo di 73 anni in una strada della California, di per sé era una breve di cronaca, anfrattata magari in una colonna.
Ma quest'uomo si chiamava David Halberstam e allora tutto si complica maledettamente. Il giornalismo ha perso il miglior reporter che l'America ha avuto negli ultimi cinquant'anni: questo giudizio, avallato da molti esperti del settore, non è tanto un verdetto quanto un rimprovero all'attuale generazione di giornalisti.
Halberstam non è assurto agli onori delle cronache per i suoi pezzi mirabolanti, né tantomeno per i suoi fondi illuminati. Halberstam è famoso perchè è riuscito a tenere testa alle autorità statunitensi e per non essersi lasciato intimidire quando lo avevano accusato di essere un traditore. Uno con le palle, insomma.
La sua storia giornalistica inizia nel 1955, quando si rifiutò di fare gli stage. Queste sono le sue parole: “Non volevo portare i caffè a nessuno, volevo fare il giornalista”. Cominciò così a fare la gavetta in sconosciuti quotidiani locali, meritandosi la fama di rompiscatole per le sue idee troppo progressiste. Licenziato più volte nel giro di pochi anni, un bel giorno ricevette una telefonata dal New York Times. Venne assunto.
Ben presto capì che quello non era un punto di arrivo, ma solo la partenza: il caporedattore Wally Carrol gli fece riscrivere il primo articolo cinque volte prima di passarlo alle stampe. Sei mesi dopo era in Congo per occuparsi della rivolta che era scoppiata in quel paese. Fu ferito, e poi nel '62 partì per il Vietnam. Laggiù capì che le cose non andavano come si leggeva dalle colonne dei giornali statunitensi e cominciò una campagna contro la corruzione che imperversava nelle autorità degli alleati sud-vietnamiti. Fu particolarmente duro con la cognata del presidente che commentò: “Halberstam dovrebbe essere arrostito e sarei felice di fornire personalmente benzina e fiammiferi”.
Ma i suoi reportage infastidivano – e parecchio – anche la Casa Bianca. Kennedy chiese all'editore del New York Times di far rientrare Halberstam. L'editore non solo respinse la richiesta ma annullò anche le ferie del reporter per evitare di far credere al presidente di aver ceduto al suo “suggerimento”. Una grande vittoria del giornalismo.
Ma la soddisfazione più grande per Halberstam fu il giorno di una conferenza stampa che, come al solito in tutte le parti del mondo, non doveva dare nessuna informazione.
Il portavoce dell'esercito statunitense cominciò a dire che alcuni gironalisti stavano “intralciando” l'esercito e che dovevano piantarla. Halberstam aveva solo 29 anni e la stanza era piena di ufficiali. Il giornalista con il cuore che gli batteva all'impazzata si alzò e disse: “Non siamo i vostri caporali, né i vostri soldati. Lavoriamo per il New York Times e non per il Ministero della Difesa”. Disse poi che il popolo americano aveva il diritto di sapere e che lui avrebbe continuato a fare domande. Più tardi avrebbe scritto in un libro di testo rivolto agli aspiranti reporter: “Non fatevi intimidire. Mai”.
Ve li immaginate i vari direttori delle testate nazionali e locali oppure i capoccia della Rai? Si sarebbero comportati come Halberstam? Ma va là...  

9 commenti:

  1. "Licenziato più volte nel giro di pochi anni, un bel giorno ricevette una telefonata dal New York Times. Venne assunto" la dice lunga su quanto i tempi di Halberstam siano diversi dai nostri!!!! Con le spalle coperte dall'editore è facile fare gli eroi!
    D'altro canto, però, chi come tanti colleghi è totlamente senza copertura (quindi non ha niente da perdere), un po' più di coraggio potrebbe anche trovarlo. Quantomeno per togliersi lo sfizio di rompere i cosiddetti ai potenti (visto che le possibilità di pubblicazione di pezzi del genere sono moooooolto lasche)

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  2. Caro Aldo,

    In America la libertà di espressione è considerata un pregio, mentre in Italia un difetto! Se fosse vissuto in Italia (e ai giorni nostri) David Halberstam avrebbe dovuto vivere molto isolato!

    Personalmente, ho chiamato a casa mia alcuni importanti giornalisti, per raccontare loro di una particolare questione, e tutti indistintamente hanno dovuto ammettere che tale questione è pesantissima, e che era meglio non immischiarsi!

    Tu che ne dici? Lo troverò finalmente un bravo Giornalista italiano? (uno con la G!)

    Un saluto da Otello

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  3. Purtroppo il nostro sistema dei media è "malato"... Di Halberstam non ne trovi granché ma anche chi vorrebbe/potrebbe emularlo, nel suo piccolo, poi presto o tardi deve fare i conti con il Kennedy di turno che chiede provvedimenti all'editore/direttore di turno... E' che nel nostro Paese il Kennedy di turno viene sovente (troppo sovente) accontentato... Anzi, non c'è bisogno che il rompiscatole potente abbia la statura di Kennedy... Ahinoi.

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  4. Condivido il tuo post, con il consueto spirito rompicoglioni. Grazie dell'iniezione di energia.

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  5. Come si fa ad essere "licenziati", se le testate nazionali hanno tanti "collaboratori" che scrivono quotidianamente gratis?

    Voglio essere licenziata! :P

    A parte lo spirito provocatorio, questo è per me un forte periodo di crescita professionale: qualche giornalista mi ha consigliato di non espormi troppo, contro l'Ordine dei Giornalisti, eppure io vado avanti.

    Dopo aver avuto proposte di iscrizione allo stesso in cambio di prestazioni sessuali, nulla più mi sconvolge. Credo sia questo il nostro male: non indignarci più di fronte a nulla.

    E' tutta una catena: senza essere pubblicista, non posso essere direttrice di un giornale; per essere pubblicista, devo scrivere tot articoli; per scriverli, devo farlo gratis senza pagarmi gli F24, nel migliore dei casi.

    Sarà proprio questa la mia vittoria: guardare negli occhi quel giornalista, lì all'Ordine, col disprezzo di una donna molestata a soli 15 anni, e scrivere ciò che vedo, non ciò che gli altri vogliono che dica perché finanziano questo o quel giornale.

    La cosa peggiore è che, di giornalismo, in Italia ce ne sia davvero poco: con Internet si assiste ad un'ondata di opinionisti, dove ognuno, in nome dell'art. 21, crede di poter "esprimersi liberamente" su tutto.

    Peccato che, magari, siano professionisti uomini e donne che non distinguono "e" da "è".

    Detto questo, ritorno alla mia inchiesta sull'emergenza rifiuti in Campania, indignata da come parte della stampa stia strumentalizzando il diritto alla salute, così come vari partiti politici, e invito il Signor Anastasio, o Otello, a contattarmi.

    Ci sono giornalisti e Giornaliste!
    :D

    Grazie per il tuo contributo, Aldo, ma ho troppa rabbia dentro per descriverti con la mia consueta delicatezza il mio pensiero.

    Lidia Ianuario

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  6. Gli uomini veri sono perle rare... leggevo un messaggio ieri di un amico autore che diceva pressapoco cosi: " Poche ore fa ascoltavo alla televisione che, in un prossimo futuro, gli uomini sfileranno con tacchi a spillo, seminudi e truccati come le donne. Mò basta!!Ci siamo ridotti a delle merde umane! Riappriopriamoci del nostro orgoglio di MASCHI e non permettiamo più che la stupidità umana e la perversione mentale, abbiano il sopravvento sulla nostra vera natura. RITORNIAMO A FARE GLI UOMINI!!!!! "
    Leggendolo mi resi conto che uno su tanti ha la necessità di fare ritornare l'essenza dell'essere uomini agli uomini che hanno perso il senso di cosa sia la dignità del vero maschio... ciao sereno giorno
    Agata Cutuli

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  7. Spero che abbia pensato di farsi clonare, quanto bisogno abbiamo di gente così.
    Alessandra Lucini

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  8. Il giornalismo italiano condivide tutte le afflizioni comuni alla nostra società: nepotismo, arroccamento dei baroni, difesa dei centri di potere individuali e collettivi… , viepiù aggravate da quella mancanza di autonomia e d’indipendenza che contraddistingue quello di origine anglo - sassone. In quei paesi da sempre i giornali hanno forza e tradizione, il che conferisce loro quell’autorevolezza che i nostri hanno perduto per il loro totale asservimento alla politica di fazione.
    E’ vero, quindi, che esistono giornalisti che non distinguono la “è” dalla “e”, il che rappresenta già di per sé una preoccupazione, ma il problema maggiore sta nel fatto che oggi in Italia di “testate” libere ed indipendenti NON ce ne sono più.
    Di contro, giornalisti e giornaliste capaci ce ne sarebbero, ma ad essi non si da spazio sulla carta stampata e, men che mai, sulle televisioni proprio perché il nostro giornalismo ha perso quella dignità.
    A scuola mi raccontavano che, al tempo del fascismo, per lavorare dovevi avere la tessera del partito: non mi pare che la sostanza sia cambiata. Oggi, per fare il giornalista (e non solo) devi avere allineato il cervello.

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  9. Di voci veramente libere in Italia ne conosco poche.
    Diversa mi sembra la filosofia incarnata oltre i confini alpini.
    Noi, piccolo mondo restiamo a razzolare nell'orticello di questo o quel padrone.
    E pensare che mia figlia Noemi studia per fare la giornalista....
    Non voglio deluderla... la vedo entusiasta...ma...
    Cordialmente
    Mariaconcetta.

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