domenica 20 marzo 2011

Intossicazione delle informazioni



La parola guerra – se non è combattuta contro di noi o contro ciò che amiamo – non suscita in noi emozioni forti. Se combattuta altrove, non abbiamo abbastanza fantasia per vedere la guerra con gli occhi delle vittime.
Sì, certo, siamo tutti libici. Come siamo stati tutti newyorkesi nel 2001 o come siamo siamo stati tutti berlinesi all'origine. E sicuramente non ci sotrarremo dall'essere, all'occorrenza, tutti parigini o londinesi e chissà chi altri. Anche se, è bene dirlo, non ce la siamo sentiti di essere tutti sciiti nel periodo in cui saltavano in aria come birilli. Oppure - ma questo sarebbe stato veramente troppo – essere tutti ruandesi quando trovavano centinaia di cadaveri nei laghi.

Ma ora siamo tutti libici, bando alle ciance. Chi non lo è è un criminale. Vogliamo tutti quanti portare la democrazia in Libia, anche a costo di raderla a zero. Se davvero non esiste una via meno macabra per “esportare democrazia”, perchè allora invece di bombardarli a tappeto, abbiamo lavorato alacremente fino ad oggi ovunque nel mondo (da Timor alla Liberia, fino ad arrivare al Guatemale), solo per instaurare o mantenere in vita delle dittature, teorizzando che la democrazia, tra i popoli “immaturi”, è solo fonte di instabilità e grattacapi di ogni genere? Perchè le dittature africane o asiatiche, perchè i battaglioni della morte latino
americani hanno usato o usano armi che gli abbiamo venduto noi? Questo sta accadendo oggi, non ieri, in contemporanea con il nostro slancio di democratizzazione globale.

Gheddafi non è il primo capo di stato arabo ad essere appellato come novello Hitler. È accaduto anche a Nasser e Saddam. Lasciamo perdere Saddam giustiziato sommariamente dopo un sommario processo. L'egiziano Nasser – il fuhrer arabo all'epoca della crisi di Suez – oggi viene menzionato nell'Enciclopedia Britannica come uno dei massimi leader del movimento dei non allineati: un grande della storia contemporanea.

Ma pensiamo un attimo a Gheddafi, da sempre accusato di essere il mandante di orribili stragi. Il colonnello, all'epoca della crisi in Iraq, in un timido tentativo di evitare l'esportazione di democrazia, fu interpellato dal nostro primo ministro per tentare di mediare tra Saddam Hussein e gli Stati Uniti. Come ci si può sentire a vivere in un mondo dove Hitler fino a otto anni fa era considerato alla stregua di Babbo Natale da tutto il mondo occidentale? Come ci può sentire, Cristosanto?

Ma no, siamo tutti libici. Ci mancherebbe altro. Andiamo tutti dritti per la strada di “libertà e giustizia”, come dice Obama (mamma mia che delusione, quest'uomo che nell'immaginario collettivo raffigurava la Democrazia).
Ma quale è la strada? Fatemela vedere almeno su un pezzo di carta. Per non parlare dei teorici, quelli che ne sfornano una giusto in tempo della messa in onda dei talk show.

Sono in contatto con una collega peruviana che abita a Londra. Si chiama Yesenia. Quando ci scriviamo via mail parliamo spesso di queste cose. Ieri mi ha mandato un tweet, c'era scritto: intoxicacion informativa. Avvelenamento delle informazioni. Che farà, ancora, altri morti...