mercoledì 13 aprile 2011

Altri mondi




Non c’è nulla di meglio che arrivare a casa, catapultarsi sul divano e mettersi a leggere la mazzetta dei giornali. Approfitto delle due ore di solitudine completa per accedermi una sigaretta, togliere la linguetta alla lattina di birra e sintonizzare la Tv su Sky Tg24. Non ci sarebbe nulla di meglio. 
Capita però di trovare l’appartamento pieno di ventenni, amici di mio figlio, che provano i loro pezzi musicali (Matteo suona la chitarra elettrica, Erik il basso e fortunatamente mancava Claudio che è appassionato di batteria...). E allora mi arrendo. Sfoglio distrattamente un quotidiano (soffermandomi sulla pagina sportiva) e ascolto i loro discorsi.

Di cosa parlano? Che discorsi occupano le pause dal frastuono che loro stessi producono (io ho una concezione diversa di musica)?
Nell’ordine hanno parlato del lavoro che non c’è per loro e per i loro coetanei,  quindi dell’inesistente ricambio generazionale. In ultima battuta, dopo un assolo straziante di basso, hanno parlato anche di scarsa cura dell’ambiente che chi governa ha nei confronti di quella perla del nostro Stivale che è la Liguria. Avrei voluto parlargli anche dell’inquinamento acustico cui hanno sottoposto le mie orecchie, ma ho preferito glissare.

Ho meditato sui tre argomenti che i ventenni mi hanno proposto e non ne ho trovato traccia nelle prime pagine di tutti – di tutti, sottolineo - i quotidiani. Nessun abbozzo nemmeno sulle copertine dei settimanali, tutti presi a sviscerare i pruriti del premier e del suo entourage.

Se i quotidiani vendono sempre meno copie, è colpa di quella distanza siderale, che ogni giorno si allarga sempre di più, tra i bisogni di compra i giornali (o che vorrebbe comprarli) e gli interessi di chi li fa. Tra domanda e offerta, insomma.

In fondo non è molto diverso da quello che succede all’interno del Partito Democratico. Perchè, curiosamente, oggi, in Italia, il centrosinistra ha gli stessi difetti dei quotidiani. La stessa incapacità di rinnovarsi. Condita, in più, con troppa autoreferenzialità. Che spesso, sconfina nell’arroganza...