venerdì 8 aprile 2011

La band e i bond




È tanto che sogno di avere una band mia. Ora ce l’ho, più o meno. Siamo in tre, che strappiamo con denti gli ottanta euro da dare per le lezioni di chitarra e batteria e basso. Siamo figli di operaio, infermiere e impiegato. Siamo in tanti in famiglia e i soldi non bastano mai. Ma siamo riusciti a strappare con denti quei maledetti quattro biglietti da venti. Personalmente mi sento un verme quando chiedo i soldi a mamma, che mi dice di sì, ma la vedo che prende i soldi dal barattolo, quelli che le dovrebbero servire per andare dalla parrucchiera, una volta al mese o giù di lì. Ma la musica è la mia passione, merda.

È da tanto che sogno una città a misura di giovane. Ora la sta diventando, più o meno. Stiamo cercando adepti per fare sentire la nostra voce a chi conta. Siamo trenta trentenni che viaggiamo sempre rigorosamente in Audi e vestiamo impeccabilmente in lana cotta di Armani e calchiamo i marciapiedi con scarpe inglesi. Siamo figli di imprenditore e city manager e professionisti della sanità. I soldi per i nostri capricci li riusciamo sempre a trovare. Al limite vado a intaccare il portafogli di azioni che papà mi ha messo a disposizione. Ma spendere e divertirmi è la mia passione, merda.

Ora so che il Comune ha messo a disposizione dei finanziamenti per i giovani, per l’aggregazione, per la socializzazione. Bisogna dare un anima a questa città, quello è ciò che si sente dire. Sarebbe bello che chi governerà la città nei prossimi anni facesse qualche cosa anche per noi. Magari non scrocco più i soldi a mamma (babbo non sa nulla di quegli ottanta euro al mese, altrimenti sono guai). Ho provato anche a fare qualche concorso per trovare lavoro. Ma non ho vinto, che è la maniera elegante per dire che ho perso. Chi ha vinto lo hanno indicato appena entrato nella stanza dove si svolgeva la prova.

Ora so che il Comune ha messo a disposizione dei finanziamenti per i giovani, per l’aggregazione, per la socializzazione. Bisogna dare un anima a questa città, quello è ciò che si sente dire. Sarebbe bello che chi governerà la città nei prossimi anni facesse qualche cosa anche per noi. Magari non intacco più i guadagni che sto facendo in Borsa. Forse è meglio accettare il posto di lavoro che mi è stato assegnato quando ho vinto il concorso. Tanto già lo sapevo prima, che non avrei perso. Mi ricordo come mi guardavano, quei quattro pezzenti che erano con me a fare la prova. Qualcuno mi ha anche indicato con il dito.

Quei soldi che il Comune ha stanziato sono stati assegnati. Andranno alle varie Movide cittadine. Siamo andati al consiglio comunale per ascoltare la decisione per bocca dell’assessore: mamma mi ha anche stirato la camicia nuova e inamidato il blazer che avevo per la comunione di Luca, il mio fratellino. Noi ci speravamo, inutile nasconderlo. Noi speravamo di aver a disposizione uno spazio per provare o per prendere lezioni di musica da qualche volenteroso o ascoltare musica e fare concerti. Ma mi sa che la mia mamma dovrà rinunciare per parecchio tempo ad andare dalla parrucchiera.

Quei soldi che il Comune ha stanziato sono stati assegnati. Andranno alle varie Movide cittadine. Abbiamo telefonato subito all’assessore comunale che doveva decidere (abbiamo il cellulare di tutta la Giunta, sindaco compreso). Noi ci speravamo. E abbiamo visto giusto. Una città europea come la nostra non poteva lasciarsi scappare questa occasione. I giovani non hanno problemi di soldi, hanno solo il grosso problema di come spenderli. L’amministrazione ha capito al volo. Ora la città sarà un grosso veglione, dove socializzare e mettere in mostra i nuovi acquisti, senza costi aggiuntivi per l’organizzazione di feste private. Mi sa che il portafogli delle azioni rimarrà intatto ancora per un po’ (fino al prossimo modello dell’Audi)...