martedì 5 luglio 2011

Viaggiando in treno




Amo il treno. Amo la sua quiete, la possibilità di conoscere persone a causa dell’obbligo quotidiano del trasferimento dalla abitazione al posto di lavoro. Amo la sua incorporea atmosfera di contenitore di vite altrui, di disperazioni, di amori, di tragedie. Amo il treno perchè mi dà la possibilità di trasformare un tempo neutro in schegge di vita pulsante. Ma tutto questo me lo stanno distruggendo.

Un tempo lavorare in ferrovia era motivo di vanto, una medaglia da appuntare al petto. Gente fiera e preparata quella che lavorava sui convogli. Gente seria. Ora tutto è stato distrutto con una formuletta che spiega come tutto deve essere piegata alla logica della “razionalizzazione e contenimento dei costi”.

È però interessante sapere come è stato spartito il meraviglioso bottino di centomila salari risparmiati dalle ferrovie  da dieci anni a questa parte.

Ma sapete perché metà delle porte dei treni è guasta? Perché non ci sono più officine per ripararle. Sapete perché i locomotori si guastano? Perché non esiste più il controllo che per 15.000 vecchie lire facevano i macchinisti ogni 6.000 chilometri e macchine vecchie di cinquant'anni vanno al controllo ogni 50, 60.000 chilometri. Se si guasta il riscaldamento, se si bruciano le lampadine, se si sfonda un sedile, è più razionale sigillare il vagone o, meglio ancora, lasciare perdere. Perché il modo più sicuro di distruggere un patrimonio fatto di roba buona - e le ferrovie sono state fatte a suo tempo con roba buona - è di evitare la manutenzione.
Date un'occhiata alle targhe che trovate in ogni vagone, in ogni locomotore per rendervi conto di quanto sia vecchio il materiale che sferraglia su e giù per il Paese. Date un'occhiata ad un orario di venti anni fa e a uno di oggi per rendervi conto di quanto si siano allungati i tempi di percorrenza. Considerate il fatto singolare che un cosiddetto Eurostar di oggi sulla linea tirrenica è più lento di un antico espresso.

C'è una sola cosa che pare funzioni bene da dieci anni a questa parte: la Milano-Roma per Eurostar. E questo è il bocconcino d'oro, la fetta della torta da lasciare all'ospite di riguardo al cenone per la spartizione delle fu Ferrovie dello Stato.

Il diritto alla mobilità, a potersi spostare in tempi ragionevoli a un prezzo ragionevole, è uno degli indici della democrazia. Il diritto alla mobilità ogni cittadino se lo dovrebbe garantire semplicemente pagando le tasse. Per questa ragione le ferrovie sono un bene pubblico e la privatizzazione deve comunque garantire questo diritto. La dissoluzione e la svendita sono un atto grave di sopruso e tirannia paragonabile alla dissoluzione del sistema scolastico o della riserva aurea della Banca d'Italia. E se penso alle ferrovie d'Italia oggi mi viene in mente l'inizio della fine dell'Argentina ieri. Tutto cominciò con la svendita delle infrastrutture strategiche del Paese...