mercoledì 10 agosto 2011

Todos Caballeros




Ci sono frasi dette in risposta alle mie affermazioni che mi accompagneranno, penso, sino alla fine della mia vita. Quando espongo le mie opinioni sul mondo (solitamente al bar o alle cene con amici o a mia moglie) al termine giunge puntuale il teorema: “Va beh, ma allora tu sei anarchico”. Ammetto che i miei concetti sono bislacchi - soprattutto rapportati al mondo d’oggi -, ma l’uso improprio della parola anarchia è la conferma di quanto poco si sappia di questo vocabolo.

Essere anarchici spesso provoca ammiccamenti, addirittura affetto. Gli adepti di questa antica federazione godono di una particolare libertà di espressione in più rispetto al comune cittadino, come se fosse maturata nel tempo una particolare sensibilità protettiva. Come è avvenuto, nel tempo, agli indiani d’America o per il panda, o come avviene al giorno d’oggi per il fungo di Borgotaro. Non so se questo possa far piacere ai (tanti) anarchici che ho conosciuto. Se ricordo bene, penso di no.

A dire il vero non so se ce ne sia ancora in giro, di anarchici, almeno in numero tale da mantenere la denominazione. Ma questo non importa; importa solo pensare che ci siano. Il problema è il ricambio, l’acuta denatalità degli anarchici. Spariti i vecchi non ne vengono su di nuovi. E i pochi nuovi non hanno bene in testa di che cosa si tratti. L’anarchia è una cosa difficile. E ingrata. Non c’è nessuna certezza nell’anarchia, non c’è obiettivo abbastanza gratificante, almeno in tempi brevi. Non ci sono premi, non potere, nè scambi vantaggiosi nella militanza anarchica. L’unica certezza (frustrante) è che così come l’Umanità si è costituita, è inadatta alla realizzazione dell’Ideale anarchico. Occorre lavorare all’Umanità Nova. Lavoro di epoche, inadatto alle nuove generazioni.

E poi, occorre leggere tonnellate di libri. Nelle case dei braccianti anarchici c’erano più volumi che in quella dei padroni della terra che lavoravano.

Gli amici anarchici che avevo per rilassarsi leggevano la Divina Commedia o uno strano libro – che non ho mai più rivisto – che parlava del mondo intero. Nessuna opera di Bakunin o Cafiero o Malatesta. Quelle le leggevano quando si incontravano nelle buie federazioni di Carrara. Tra le mani avevano sempre Dante perchè lì dentro c’era una rivoluzione assai più importante da capire di quella contenuta in un opuscolo politico. L’allenamento per la vita è quello delle opere immortali: riflettere, capire e decidere.

Questo si fa sopra ogni altra cosa, mi è stato insegnato. Le parole chiave dell’Anarchia sono Solidarietà e Responsabilità: non sono astratte parole d’ordine ma è il massimo che può dare il cuore e il cervello di un uomo in funzione della vita di tutti. È un’ottima ragione perchè ci siano ancora in giro degli anarchici. Gente irriducibile, perchè irriducibile è la libertà. il lusso aristocratico della libertà. Todos Caballeros. 

Gli anarchici pensano che gli uomini debbano essere tutti così. Tutti cavalieri. Uguaglianza nella regalità. Per questa ragione se i liberali indicano nel signor Ford il loro più grande uomo di azione, i comunisti il compagno Lenin, il più grande uomo anarchico della storia è stato Don Chiosciotte della Mancia. Lo scudiero e la sua irriducibile regalità libertaria. Todos caballeros, amici miei. Anche tu, Dario, amico mio, che cavaliere lo sei per davvero.

Todos caballeros. Todos...