giovedì 20 gennaio 2011

La carità del capitalismo

Confesso di non provare simpatia alcuna per quello stimato professionista che, di tanto in tanto, fa capolino sulle Tv per reclamizzare la sua compagnia di assicurazioni con annessa banca. È una questione di pelle. Penso di non essergli simpatico nemmeno io. Ho come l'impressione che mi guardi in maniera diversa rispetto a tutti gli altri telespettatori. Il guaio è che sovente penso a voce alta; mia moglie mi ascolta, mi osserva e da tempo ha stilato la sua diagnosi: è un principio di follia.
Forse ha ragione.

In questo dialogo via etere, l'altro giorno il signor Mediolanum mi ha dato una bella lezione. Ha detto (mi ha detto, guardandomi beffardamente) che chi aprirà un conto nella sua banca, contribuirà ad aiutare una famiglia ad Haiti (oltre che, naturalmente, la propria). Mi ha fatto restare di sasso; se ne è accorto anche lui: alla fine ha anche sorriso, lo smargiasso.
Il signor Mediolanum è orgoglioso. Ne ha ben donde, sta facendo una buona azione. Ma è altrettanto vero che aiutare una famiglia ad Haiti contiene un elemento non trascurabile di ipocrisia.

Nel capitalismo di oggi, la tendenza è quella di mescolare – pericolosamente – profitto e beneficenza. È quello che possiamo chiamare capitalismo culturale. Quando stipuliamo una polizza o apriamo un conto corrente, stiamo comprando anche la nostra redenzione. Stiamo facendo qualche cosa di utile per i bimbi di Haiti o del Guatemala, oppure salvaguardiamo l'ambiente con un detersivo. Oppure ancora ricostruiamo un senso di comunità con una tazza di caffè ecosolidale. Tutto questo genera un meccanismo mentale che ci mette la coscienza a posto rispetto a tutta una serie di responsabilità etiche. Per quanto possa essere positivo, il mutuo soccorso verso i più bisognosi non è la soluzione del problema.

Ho l'impressione che questo sia l'ultimo, disperato tentativo di mettere il capitalismo al servizio del socialismo: non cancelliamo il male, lasciamo che sia il male stesso a lavorare per il bene.

40 anni fa sognavamo il socialismo dal volto più umano. Oggi l'orizzonte più accogliente della nostra immaginazione è il capitalismo globale dal volto più umano; le regole del gioco sono le stesse, però lo rendiamo più tollerante, più simpatico, con un po' più di welfare.

Nell'Europa occidentale, mai come in questi ultimi decenni, si è goduto di tanta ricchezza e libertà. Ora queste ricchezze sono rimesse in discussione. Si è ad un punto di non ritorno: occorre fare di più per gli altri inquilini del Mondo, quelli che stanno peggio di noi.

È ovvio che dobbiamo aiutare i bambini: è inconcepibile che le loro vite possano essere distrutte perchè i genitori non hanno i 20 dollari necessari per una banale operazione chirurgica. Ma se ci limitiamo ad aiutare pochi bambini di Haiti, loro, sì, vivranno un po' meglio, ma si ritroveranno sempre nella stessa situazione.

Non so perchè, ma il signor Mediolanum, mi sembra che mi guardi con fare meno sprezzante.
Ma forse è l'impressione di un folle...