domenica 23 gennaio 2011

Percezioni e distorsioni

Ci sono parole che hanno poteri magici.
Una di queste, per esempio, è demagogia. Succede che ti prepari tutto il discorso mentalmente, poi alla fine, magari, nella foga dell'enfasi retorica ti scappa un innocuo “la gente ha bisogno di lavoro”. L'interlocutore, se è scaltro, a quel punto ti stoppa immediatamente tacciandoti di demagogia. Dizionario alla mano, dovrei essere accusato di concionare per interessi esclusivamente miei oppure per procacciare consensi. Ma io non sono un imprenditore né tantomeno un politico. Dovrei continuare imperterrito il discorsetto. Ma demagogia è uno stop loss granitico; ha il potere di creare una pausa perdente nei miei concetti. A quel punto sono fottuto. È la magia di una parola.

Un'altra parola usata a piene mani dai Burattinai è percezione. Tremonti afferma che nella sua personale percezione, la Grande Crisi sta volgendo al termine, quindi le migliaia di posti di lavoro andati in fumo altro non sono che la fallace percezione negativa dei soliti disfattisti (e comunisti, che non guasta mai).

La percezione di Maroni, invece, ci consegna una nazione, la nostra, in balia di rom, stupratori, camorristi e malviventi generici. Ne consegue che altro non si può fare che destinare milioni e milioni di euro agli arsenali militari. Non importa se le statistiche parlano di una situazione nella norma rispetto agli anni passati e alle nazioni limitrofe. Quello che conta è la percezione di insicurezza del Bobo nazionale e del popolo padano. Manco fossimo un paese di medium e chiaroveggenti.

Secondo una recente indagine, la percezione che la stragrande maggioranza delle persone ha è che Georges Simenon, il giallista più famoso del secolo scorso, sia francese. Perchè ha scritto in francese, perchè ha vissuto buona parte della sua vita in Francia, perchè il suo grande successo è iniziato quando ha messo piede a Parigi. Anche in questo si parla di percezioni. Si usa per dire che l'impressione, la sensazione, l'immagine collettiva che uno ha può essere tenuta in considerazione almeno quanto la realtà stessa. In nome del rispetto delle singole sensibilità. Così indagare e descrivere la realtà è un esercizio inutile. Le statistiche dicono che siamo ancora nel mezzo della grande crisi? Non importa. Le indagini parlano di criminalità in calo? E chi se ne frega. C'entrano solo le percezioni. E in nome di queste si giustificano provvedimenti legislativi francamente sproporzionati e malriposti.

Ma aldilà delle percezioni, il punto è che Simenon era belga, non francese. E chi dice il contrario dice solamente una schiocchezza...