lunedì 19 settembre 2011

La crisi e l'arte della degustazione del cappero



Oggi, amici miei, mi permetto di darvi un consiglio culinario. Non è un granché, ma l'ho fatto con le mie mani e questo mi spinge a raccontarvelo.

Abbiamo mangiato in sette con sette euro. E questo potrebbe avere, in questo periodo, anche una valenza sociale. Eppoi parliamo di cibo, quindi di vita. Buon cibo e quindi buona vita.
Nello specifico vi posso assicurare che non ho mai mangiato meglio.

Dunque, prendete una bella fetta di pane secco e passatela sotto l'acqua per qualche secondo. Dopodichè prendete dei pomodorini, strizzateli fino a farne uscire il succo e spargete questo nettare sul pane secco. Tagliate a dadini i pomodori – mi raccomando, prendete quelli migliori in perfetta maturazione – e ammonticchiateli sulla fetta.
A questo punto aggiungete una bella gollata di olio. Tutto è decisivo in questa ricetta, ma l'olio è vitale: cercate quello del contadino, extravergine di oliva. Non abbiate paura di mettere troppo olio; la fetta deve essere pregna.

Quindi aggiungete un pizzico di sale. Per l'origano usate quello siciliano; basta qualche fogliolina. Il tocco d'autore? I capperi, meglio se quelli dell'isola di Panarea. Sono chiamati lacrimedde. Sono conservati sotto sale, per cui è preferibile passarli sotto il rubinetto per qualche minuto. Hanno un profumo delicato e intenso. Assaporarli è un'emozione struggente.

Anche in Sicilia è difficile trovare le lacrimedde, ma i siciliani sono molto ospitali. Non abbiate timore a chiedere, loro non hanno timore a condividere.

A questo punto, nel cuore dell'afa siciliana, trovate un sasso all'ombra di un fico e farete un pranzo che ricorderete per molte stagioni a venire.

Se vi va il vino – e spero caldamente che vi vada – chiedete al primo uscio a portata d'occhio una bottiglia di Donnafugata (semprechè non siano loro ad offrirvela).

Ho preparato questo pranzo da re la settimana scorsa mentre ero in Sicilia. La metà degli ingredienti ci è stata offerta (incredibile la Trinacria, incredibile...). Ciò che ci è stato offerto ha un valore di un paio di euro, ma ha un valore affettivo incredibile per un sogno organolettico unico.

Il punto è che per arrivare in Sicilia mi sono sorbito sedici ore di macchina e ho speso 150 euro tra metano, benzina e autostrada. Ma una volta nella vita si può fare? Certo che si può fare.

E vi chiedo: preferite una volta nella vita godervi il “pane conciato” siciliano o dare 150 euro a testa ad megalomane che vi attende in agguato su una guida gastronomica in divisa da cuoco multimediale – affetto sicuramente da sindrome narcisistica – che osa farvi pagare la stessa cifra per costringervi a deglutire il frutto dei suoi deliri? Quando lo stesso monomaniaco non vi propina un dessert frutto di una complicata formula chimica.

Anche quest'ultima è – mi auguro per voi – un'occasione da una volta nella vita.

Lacrimedda o azoto liquido?
Scegliete voi...