martedì 13 settembre 2011

Un bisogno urgente




L’autoradio non ti restituisce solo musica e parole in rima, talvolta ti aiuta ad avere delle rivelazioni sorprendenti.
Per esempio: è in uscita un libro che analizza tutti proverbi e i modi di dire che influenzano la nostra vita: come sarà il tempo, in relazione al volo di un pipistrello o alla colorazione del cielo? Qual è il periodo più propizio per la semina in funzione del ciclo mestruale di una donna o del ciclo lunare? L’autore del tomo ha anche l’ardire di stilare una classifica in base alla percentuale di attendibilità dei detti. Bel colpo.

Il modo di dire più gettonato di questi ultimi tempi, però, non è contemplato nel volume preso in considerazione dai due speakers radiofonici. Quello che più frequentemente si sente dire in giro è che “navighiamo in un mare di cacca”. La percentuale si attesta sul 100%.

E non è nemmeno un modo di dire, ma il risultato di un lungo reportage scritto da una giornalista inglese che si è presa la briga di analizzare a fondo un problema. Ha seguito il ciclo delle feci umane dalla “fonte”  alla soluzione finale (di solito in mezzo a qualche oceano). Secondo Rose George – questo è il nome della reporter britannica – più di due miliardi di persone in tutto il mondo usa le “toilettes volanti”: ovvero esplicano le loro funzioni corporali in un sacchetto di plastica che va a finire nel peggiore dei casi in mezzo alla strada.

Ci sarebbe quasi da ridere, se non si desse un’occhiata anche alle conseguenze di questo “problema”.

Negli ultimi dieci anni questa arma di distruzione di massa – la cacca – ha ucciso più persone di tutte le guerre. Nelle prossime quattro ore, ucciderà l’equivalente di due jumbo pieni di bambini. È un problema da terzo mondo, ma anche in occidente i sistemi per sbarazzarci con discrezione di quest’arma terribile stanno per collassare. Nel suo interessante – e nauseante – articolo, la giornalista ci spiega che un grammo di feci contiene “dieci milioni di virus, un milione di batteri, mille uova di parassiti, cento larve di vermi”.

Sembra non sia utile tirare l’acqua per sbarazzarci del problema: il 90% dei liquami del mondo finisce senza trattamento alcuno negli oceani, nei fiumi e nei laghi.

Nel 1993, per esempio, nella civilissima Milwaukee, 400 persone sono morte a causa di una epidemia di una criptosporidiosi portata dalle feci umane. Si è scoperto che la città pompava liquami trattati nel lago Michigan e ne beveva l’acqua.

Quale sarà il nostro futuro in relazione a questo bisogno corporale? L’attuale metodo di smaltimento ha le ore contate: troppo elevato il consumo di acqua e energia. Non ci resta che tornare all’antico. Fare i bisogni in un pitale, per poi aspettare ditte apposite che si occuperanno dello smaltimento secondo metodi più sostenibili.

Intanto, accontentiamoci di sapere che almeno un proverbio ha un’attendibilità pressoché certa: navighiamo in un mare di cacca...