giovedì 17 novembre 2011

Malati di bipolarismo



C’è nebbia. Come pure ieri e ieri l’altro. La settimana scorsa c’era un vento assassino e un freddo glaciale. Per non parlare della pioggia, che ha flagellato dall’inizio del mese un paesaggio inerme. Abbiamo tirato fuori dalla naftalina i guanti di pelo e la cuffia da barca. 

Guardo dalla finestra e il paesaggio è sepolto da una bruma inquieta; mi specchio e il vetro mi rimanda il viso di una persona triste e sfiduciata. Mi metto al lavoro in preda ad un insopportabile mal di stomaco; ho anche un sottile mal di denti da una settimana. Beh, allora? C'è una qualche notizia in tutto questo, una qualche rimarcabile singolarità? No, nemmeno l'ombra.

La mia quota di ragionevolezza mi spiega che esistono le stagioni e i tempi; c’è il caldo e c'è il freddo, la pioggia e il sole, e ogni altra cosa come dev'essere nella vita e nell'universo. Mi dice la ragione che la cosa più stupida che un uomo possa fare è dolersi dell'ovvio. Ma tutto il resto di me non ne vuole sapere di ragioni e nel cuore dell'autunno vuole sole smagliante e splendida forma. Come fosse naturale vivere una vita dove tutti i giorni è domenica.

Non varrebbe neanche la pena di parlarne se non fosse che so di non essere solo in questo delirio. I miei più stimati amici invocano un'accelerazione dell'effetto serra, dell'eterna, malata estate di cui fino a due mesi fa si lamentavano come dell'estrema maledizione del genere umano.
Sono sicuro che se in questi giorni indicessi un referendum, la stragrande maggioranza della popolazione voterebbe a favore della desertificazione del globo. Se avessi il coraggio di guardare tutto questo da una prospettiva oggettiva, non potrei che constatare di vivere in una realtà abitata da una folla di bambini fragili ed emotivi, capricciosi e irragionevoli. Io tra loro.

Credo modestamente che questo sia il sintomo - e non è l'unico - di una malattia; non un malessere, ma una malattia vera e propria. Non abbiamo più il termostato, per così dire. Si è rotto l'interruttore che regola la temperatura delle nostre emozioni. O abbiamo troppo caldo o troppo freddo, o siamo troppo asciutti o troppo bagnati, o troppo docili o troppo riottosi. Intolleranti verso tutto perché eternamente a disagio con la fatica di sopportare noi stessi.

Questa malattia ha un nome: bipolarismo. No, non quello parlamentare, ma quello dell'anima. È studiata e curata con terapie chimiche e di sostegno psicologico.

Tutto questo solo perché piove? Rifletteteci un poco e constaterete quanti e quali sintomi potete raccogliere a suffragio della mia ardita teoria...