lunedì 21 novembre 2011

Rai Fuori Onda



Due sono le cose che mi hanno accompagnato nel corso degli anni. Due “strumenti” che fanno sì che ogni giornata della mia vita abbia avuto un gusto e una colonna sonora.
La prima è la sigaretta: la Silk Cut a Londra, la Belmond in Sudamerica, la Gitane a Parigi. La Ms fumata sino al filtro della mia adolescenza. Poi le lente volute di fumo della mia pipa Peterson che addolciva la stanza con il suo aroma Vanilla. Mai il sigaro: troppo prepotente il suo gusto. Troppo aggressivo.
Ora sono le sigarette artigianali, con il tipo di tabacco che cambia a seconda della stagione e dell'umore. Un vizio, certo. Ma anche una compagnia unica, per un'esistenza come la mia spesso contraddistinta da grosse polle di solitudine.

L'altra è la radio. Quella scatola meravigliosa che ti lascia libero di pensare. Niente a che vedere con la Tv, strumento despota, assolutamente vicario. Ascolto radio al lavoro, in macchina, quando mi corico a letto, quando mi sveglio. Sempre. Ho un vezzo, probabilmente portato dall'età: ho la predilezione per le onde medie. Specie di notte: musiche e lingue sconosciute, accenti diversi, aromi strani. Brusii, strascichii, scricchiolii. Suoni feltrati.
E le reti Rai.

Ma da anni, oramai, Radio Due e Radio Tre sono state cassate dalle onde medie. È un piccolo grande scandalo che lascia interdetti per la pacifica indifferenza nella quale il doloroso stralcio è avvenuto. Il pretesto è di natura legale: ma viene anche da sorridere se si pensa in che modo il settore delle telecomunicazioni vada avanti in barba a tutte le leggi (vedi Rete 4).

Di fatto il black out delle reti radioniche nazionali sulle onde medie, tradizionale ritrovo degli ascoltatori di lunga data come il sottoscritto, va ad aggravare una situazione già pessima. Infatti anche la modulazione di frequenza è soffocata da una pletora di radioline locali che spesso la oscurano. Per ascoltare in modo accettabile “Tutto il calcio minuto per minuto” occorre avere un polso degno di un giocatore di Shangai, tanto è difficile indovinarne la frequenza giusta.

A fronte di quattro o cinque network privati degni di questo nome, la maggior parte dei segnali che disturbano il servizio pubblico sono petulanti contenitori di pubblicità locale e musicaccia scadente. Per non parlare di Onda Verde, strumento quantomai prezioso per chi guida, che su molte autostrade si trasforma in un flebile gracchio.
Di contro i rosari e le invettive di Padre Livio su Radio Maria sono perfettamente udibili anche sulle mulattiere.

Pensare che questo depotenziamento di Radio Rai sia doloso è probabilmente sbagliato. Ma è sacrosanto protestare ad alta voce (almeno quanto Padre Livio).

Sempre che le voci degli affezionati di Radio Rai abbiano ancora un ripetitore disposto a farle parlare...