martedì 20 dicembre 2011

Monti, l'uomo del destino



Il bello della tecnologia è che tutto è a portata di mano. Non hai l’ansia della diretta. Così che qualche giorno dopo ho potuto apprezzare alcuni brani del discorso del Presidente del Consiglio, Mario Monti.
Ero solo in casa, verso le diciannove. Ho seguito la sua concione in quello stato di torpore crepuscolare nel quale è bello lasciarsi scivolare, soprattutto in inverno.

Specie la parte economica mi è sembrata nobilmente tediosa e mi è sembrato di percepire nell’intero emiciclo, a destra come a sinistra, il diffondersi di uno stato di sonnolenza – disturbato solo dalle pantomime dei leghisti – che risarciva i deputati (e tramite loro il Paese tutto) di lunghi giorni di spasmodica passione.

Man mano che le palpebre si facevano più pesanti, reclinavo la testa sul tavolo della cucina godendomi, nel dormiveglia, la modesta luce dei lampioni sottostanti che rilasciavano una luce arancione, ideale per calarsi nelle braccia di Morfeo. Un abbrivio ineludibile, se accompagnato dalla voce monocorde del nostro Presidente del Consiglio. Il governo guidato da Monti è salito di stima e gratitudine nella mia personale scala di sentimenti.

Mia moglie, rincasando mi ha trovato profondamente addormentato davanti al discreto bagliore azzurrognolo del video, come un cane ronfante davanti al focolare.

“Che cosa ha detto Monti?”
“Non lo so - ho risposto stiracchiandomi – ma è sicuramente Lui l’uomo che stavamo aspettando”...