giovedì 29 dicembre 2011

Pigliati 'na pastiglia



I cittadini della ridente località della Valsalega sono incolleriti: in alcune zone i telefonini non hanno campo. Non prendono, come si dice in gergo. E allora, tempo fa, accecati dalla rabbia, hanno preso carta e penna ed hanno scritto a Giorgio Napolitano. Che è poi il Presidente della Repubblica.

È un po' come se io scrivessi al Papa per lagnarmi del suono delle campane elettroniche che mi infastiscono non poco (che poi è la sacrosanta verità). Preferisco quelle in bronzo, dal suono imperfetto. Non potrebbe il Papa, dico io, tra una enciclica e l'altra, scrivere al parroco vicino a casa mia e intercedere per la mia causa?

Non sottovaluterei tra le tante cause della oramai famosa crisi italiana anche la fragilità nervosa.

Si accendono spropositate ire, si consumano rancori isterici: siamo un nugolo di ego esulcerati, di geni incompresi, che si alzano ogni mattina per battersi (senza nessuna organizzazione con terzi, naturalmente) contro l'ingiusto accanimento dell'universo verso noi stessi.

Mi ricordo molti anni fa, quando, giovane cronista di una piccola Tv privata, feci sessanta chilometri per andare a esprimere tutto il mio disgusto al direttore reponsabile per una non so quale ingiustizia che avevo subito al momento di redigere la scaletta per il notiziario.

Lui mi lasciò parlare poi alla fine mi disse serafico: “Pigliati 'na pastiglia”.
Allora quella risposta provocò la mia ira sorda, che si trascinò per mesi e mesi.
Ora gli dò ragione. Perchè della pastiglia me ne ricordo, del motivo della mia ira, no...